Il Patois: lingua o dialetto?

La lingua di comunicazione corrente dei valdostani, così come degli svizzeri romandi, dei savoiardi e delle popolazioni di alcune vallate del Piemonte alpino occidentale è stata per diversi secoli e, in misura minore oggi, il patois.

Ai giorni nostri, questa lingua rimane l'elemento identitario più forte, il filo conduttore dell'area attorno al Monte Bianco.

Spesso, il termine patois è divenuto sinonimo di dialetto, di parlata vernacolare, anche si tratta di una lingua a tutti gli effetti, con caratteristiche specifiche che la rendono una realtà sui generis.
La parola, la cui base etimologica è la stessa di "patte" (zampa), indica in effetti, all'origine, una parlata grossolana, rurale, propria di una popolazione poco numerosa, il cui livello di civiltà è giudicato inferiore a quello delle persone che utilizzano la lingua comune. Attualmente, la parola patois ha perso tale connotazione negativa e, per tutti i patoisants, non possiede più alcuna accezione peggiorativa; al contrario, ha acquisito un significato affettivo, diventando la lingua del cuore dei valdostani. Le generazioni che ci hanno preceduto hanno sempre parlato il patois e noi continuiamo a parlarlo!

Il francoprovenzale

Il patois è una parlata francoprovenzale, lingua neo-latina che, con la lingua d'oïl, vale a dire il francese, e la lingua d'oc, ovvero il provenzale o occitano, compone il gruppo linguistico galloromanzo.

La definizione di francoprovenzale appartiene al fondatore della dialettologia italiana, Graziadio Isaia Ascoli, e essa si spiega, secondo l'autore, per il fatto che questa lingua possiede caratteri che sono comuni al francese ed altri che sono comuni al provenzale, sempre manifestando la sua individualità e la sua indipendenza in rapporto alla lingua d'oïl e alla lingua d'oc.

Origine, storia, caratteristiche

Il francoprovenzale può essere considerato come un proto-francese, sarebbe a dire un francese in una fase molto primitiva, molto arcaica, che ha rifiutato certe innovazioni provenienti dal Nord. Esso ha seguito in effetti l'orientamento delle parlate del Nord, come di Parigi ad esempio, ma a partire da una certa data, non ha più accettato le innovazioni linguistiche della lingua d'oil.

Diversi fatti storici hanno contribuito alla formazione di questa lingua: l'area francoprovenzale, intorno all'asse Lione-Ginevra e sotto l'influenza del centro più importante, Lione, ha vissuto una fase di marginalizzazione progressiva. La separazione tra la lingua d'oïl e il francoprovenzale sarebbe dunque iniziata alla fine del periodo merovingio e all'inizio di quello carolingio: a partire da quel momento, il francoprovenzale è rimasto conservatore, mentre il francese ha continuato ad evolversi molto rapidamente.

L'origine e il destino del francoprovenzale sono stati strettamente legati alle sorti della capitale storica, Lione. Esso non possiede dunque le caratteristiche che hanno permesso ad altri idiomi di avere un'individualità più marcata: in effetti non ha mai coinciso con una entità politica, non ha mai conosciuto un momento di unificazione, non ha mai posseduto una koinè, vale a dire una lingua comune al di sopra delle varietà locali. Inoltre, verso la fine del Medio Evo, quando Lione perde il suo ruolo politico e fa sì che ogni regione evolva liberamente, la frammentazione linguistica di tali parlate si accentua ulteriormente. Il francoprovenzale è una lingua che si presenta sotto forma di una miriade di parlate, che non esiste che nella grande varietà dei suoi patois.

Distribuzione geografica

L'area francoprovenzale riguarda oggi tre Stati ed è dunque molto diversa dal punto di vista politico e priva delle caratteristiche proprie ad una nazione.: la sua delimitazione è puramente linguistica.

Tracciare i confini geografici di questa area non è un'operazione semplice: essi sono spesso imprecisi e incerti. Tuttavia, l'analisi dei tratti comuni a questa famiglia linguistica conduce a una delimitazione così articolata:

  • la Valle d'Aosta, con l'eccezione dei tre comuni germanofoni della Valle del Lys, Gressoney-la -Trinité, Gressoney-Saint-Jean e Issime;
  • la Svizzera romanda, ad eccezione del Jura bernese e, più precisamente , i cantoni di Neuchâtel, Vaud, Ginevra, Friburgo e Vallese;
  • La Savoia e l'Alta Savoia, il Lionese, il Delfinato settentrionale (Grenoble e Vienne), una parte della Franca-Contea, il Bugey e la parte meridionale della Bresse;
  • Le valli del Piemonte occidentale della provincia di Torino: la Val Sangone, la Valle di Susa (media e bassa valle), la Val Cenischia, la Valle di Viù, la Valle d'Ala, la Val Grande, la Valle Locana e la Val Soana:
  • Le due colonie alloglotte della provincia di Foggia in Puglia, Faeto e Celle San Vito, il cui insediamento risale probabilmente al XIII secolo e all'inizio del XIV secolo e la cui patria d'origine, da analisi comparate dei tratti linguistici, si situerebbe a est di Lione, in Bugey.

Perchè si parla francoprovenzale in Valle d'Aosta?

Nelle Alpi, la latinizzazione delle Gallie ha oltrepassato lo spartiacque che separa il bacino del Rodano e quello del Po e dei suoi affluenti a tal punto che le lingue parlate nelle valli tra il col di Tenda e il Monte Rosa, non si riallacciano più alla latinizzazione prodotta dal Piemonte ma a quella data dalla lingua d'oc e dal francoprovenzale.

Il superamento delle parlate gallo-romanze sul versante orientale delle Alpi ha creato un continuum dal punto di vista geolinguistico, riunendo le popolazione al qua e al di là di una catena montuosa notevolmente imponente. La spiegazione del fenomeno risale al periodo in cui queste lingue si sono formate e, più precisamente, all'anno 575: dopo aver spinto i Longobardi fuori dalla Provenza, Gontrano, re merovingio di Borgogna e dell'Orleanese, preparò una nuova spedizione militare.

I Longobardi preferirono negoziare e riconobbero l'autorità dei Franchi sulla Valle d'Aosta e sulla Val di Susa, con i loro colli strategicamente importanti, così come le alti valli del Po e dei suoi affluenti, fino al col di Tenda. A partire da questa data, la Valle d'Aosta ha condiviso il destino delle Gallie e Pont-Saint-Martin a rappresentato il confine tra le parlate della Gallia e quelle del nord Italia, il grande confine tra l'italiano e il francese. La feudalità ha consacrato l'esistenza di questa comunità che, oggi, si potrebbe chiamare transfrontaliera e Casa Savoia ha gettato le basi di uno stato regnante sui due versanti. Questa situazione è durata fino al 1860-1861, con l'annessione della Savoia alla Francia e l'Unità d'Italia: la barriera delle Alpi occidentali diviene allora frontiera tra Stati.

Le parlate valdostane

Qualcuno ha affermato che in Valle d'Aosta ci sono tanto patois quanti sono i campanili: in effetti, la variabilità linguistica è fortemente marcata e spesso, anche all'interno dello stesso comune, esistono due varianti o più, sia sul piano della fonetica che su quello lessicale o morfosintattico.
Si possono tuttavia individuare nella nostra regione due grandi aree linguistiche, l'alta e la bassa Valle, il settore occidentale e quello orientale.

La prima è quella che ha risentito maggiormente dell'influenza dei patois savoiardi o vallesani, attraverso i colli del Piccolo e del Gran San Bernardo. Intorno alla città di Aosta, si nota anche l'influenza del francese, lingua ufficiale.

La seconda si trova all'estremità orientale dell'area francoprovenzale ed è, da una parte, l'area più conservatrice, possedendo tratti più arcaici e dall'altra, quella che ha subito l'influenza del piemontese. Nella maggior parte dei comuni della bassa Valle, il piemontese coabita con il patois e, in alcuni casi, come per esempio Pont-Saint-Martin, lo ha soppiantato.